ATTACCARBOTTONE

Recensione non recensione riveduta e corretta

Sapete io ho scritto un libro! Sì, l’ho scritto e mi fa molto piacere essere riuscita a mettere nero su bianco un bel po’ di lavoro artigianale realizzando il sogno della vita di molti. Mi spiego meglio. Per quello che mi è dato di capire tutti in Italia, ma io credo nel mondo, vorrebbero scrivere un libro e in effetti comunque lo scrivono in ogni modo possibile. Basta uno! Ci sono alcuni che ci prendono gusto, e per via di editori pazzi che credono di vederci qualcosa di importante dentro, alla fine vengono resi pubblici, come documenti bollati. E questa è una ricchezza incommensurabile che ristabilisce un equilibrio equo e sostenibile con la burocrazia che comunque ci vuol mettere lo zampino.

Ho riflettuto su questa questione burro-cratica e mi sono fatta l’idea che di fondo ci sia un pensiero molto premuroso da parte dell’istituzione nel voler tener testimonianza nella forma documentale ufficiale di ogni evento importante dei cittadini. Credo che sia un po’ come quando nasce un bambino e la zia premurosa preoccupata di creare un album di ricordi e foto adeguato da poter consegnare in dono al momento giusto, decide consultandosi a lungo con i genitori, i nonni e tutti quelli che ci stanno, quali foto inserire e quali bigliettini firmati sono più significativi da custodire nel tempo. La vedo così la burocra-zia!!!

Be’, tornando ai libri… il pensiero dell’istituzione è un concetto difficile da spiegare perché esiste, è più che consistente, ma prende corpi diversi. Quello che però dà fiducia sono gli “atti ufficiali”, belli come le pubblicazioni di nozze!!! Atti che vogliono partecipare alla felicità di due persone che, contenti come delle pasque, dopo innumerevoli travagli, riescono a festeggiare insieme a tutti la felicità nel modo migliore. Qualcuno si è azzardato a chiamare i libri “figli”, qualcun altro molto impegnato e serio si preoccupa che “il figlio” sia al centro del discorso del suo libro, qualcun altro, e sono quelli che mi fanno più tenerezza, quando riescono a pubblicare il loro libro migliore dal punto di vista del progetto editoriale, prendono in mano il libro appena uscito dalla stamperia, lo annusano e dicono è come un pane!!!

Comunque io ho scritto un libro per un mio motivo personale. Volevo dire una cosa alle persone che per me sono importanti, volevo che potessero avere tra le mani un oggetto bello e ufficiale e leggere le mie parole come se avessero un valore distintivo. Tuttavia il mio talento non è stato capito nemmeno dai pazzi editori e così, visto che comunque mi piace anche lavorare in autonomia, specialmente quando ci credo forte, ho deciso in extremis di pubblicare privatamente.

Mia sorella che, come sempre brontolando è però la prima delle mie sostenitrici, ha letto la copia che sta girando per casa in questi giorni e ciò che segue è un’approssimazione piuttosto buona del nostro dialogo telefonico:

  • Ho letto il libro!
  • Eh, vai che bello, sono contentissima. Che ne pensi?
  • È scritto davvero bene, scorre che sembra una favola, ma è peso, Costanza, è peso, come sei sempre pesa tu. (digressione su questioni familiari piuttosto importanti, che ci costringono a combattimenti forzati, non desiderati ma ineluttabili! Nel rispetto).
  • Comunque te lo dico, non è vero quello che hai scritto…
  • Cioè?
  • Tu dici nella quarta di copertina che si tratta di un dialogo, che il libro è un dialogo tra te e lei (ndr mia zia), ma in realtà il tuo è un monologo.
  • Ah!
  • Sì, è un monologo perché lei è morta è tu non le puoi parlare.

Momento di messa fuoco.

  • Be’ tu non hai letto bene il libro. Lei mi parla e io parlo con lei.
  • Costanza questo tuo scrivere è un monologo, lei è morta!

Momento di silenzio. Spero di aver detto quello che segue e vi sto per raccontare, ma non ne sono così sicura e forse se l’ho detto l’ho detto male, per cui ci riprovo nella speranza di dirlo meglio e chiarire la mia esperienza nella scrittura.

Sono l’autrice di questo libro, fino alla pubblicazione per me inevitabile per la mia verità personale. Ci tengo che sia una cosa vera. Ero lì, e sono lì ogni volta che quelle parole vengono ripercorse da ogni singolo lettore (e visto che mia sorella l’ha letto per me lo scopo della pubblicazione è già raggiunto!!). E ripeto che sono l’autrice, la scrittrice, la narratrice e i personaggi in un certo senso. C’è della consistenza nella mia costanza, costanza nella relazione che trova uno spazio protetto e custodito in cui esprimersi. Io e mia zia Diana siamo insieme dentro questo libro.

Credo che mia sorella adesso si irriterà un poco, ma spero abbia pazienza di proseguire ancora un attimo con me.

Per me la letteratura non serve a niente! Lo dico con tutto il cuore. Di per sé non c’è motivo alcuno di scrivere, si possono fare tantissime altre belle cose e crescere, imparare e perfino amare, sì, penso che a volte anche gli scrittori più meravigliosi abbiano fortunatamente abbandonato la pagina per dare un bacino, per annaffiare, correre al capezzale di un amico, rispondere a una telefonata, camminare, fantasticare, raccogliere ceci e fare politica. Sì, in quei momenti la letteratura non è un libro in cui perdersi e lasciarsi cullare! La letteratura è un impegno, è divertimento, malinconia, terapia, sputo, ma di per sé, e lo dico con grande rispetto e se possibile amore per i libri tutti, tutti, tutti, anche quelli di ricette, la letteratura e libri non servono, non si possono usare! I libri sono liberi dal servizio, e proprio in virtù di questa loro specialissima caratteristica i libri sono sommamente l’unica cosa gratuita, davvero gratuita, che esiste sulla faccia della terra. I libri sono un dono alla vita che ciascuno propone nella sua personale edizione, il cui prezzo monetario non ha nulla a che fare con il libro, ma piuttosto con la celebrazione. I libri sono una celebrazione di matrimonio ed è già tutto pagato quando il libro ha la sua festa. Ecco perché io penso che come autrice e curatrice testamentaria della relazione d’amore tra me e mia zia, posso permettermi la libertà di scegliere la parola “dialogo” per descrivere ciò che avviene nel mio libro. E la mia lettrice, sorella amata, non ha il diritto di giudicare questa mia scelta. Si dice che il lettore sia protagonista e a volte perfino sia pericoloso perché può scegliere di esserci! Temo che questo sia vero solo se il lettore legge con un atteggiamento di “corrispondenza” con l’autore.

Ho fatto la postina e conosco il peso specifico della consegna della corrispondenza. E qui mi fermo!

Segue breve messaggio criptato per un marziano non meglio identificato: Costanza Tuor, book lover al Salone di Torino rimasta fuori dalla celebrazione per un’organizzazione ingenua dell’accoglienza degli invitati, per fortuna che esistono gli e-book in caso d’emergenza JJUS SOLO – ENTRARE NEL CONTORNO DELLA DISTANZA E CERCARE LE PAROLE E I GESTI PER CONSOLARE, BASTA UN BICCHIERE D’ACQUA E UN BACINO. Ieri ho incontrato un ragazzo nigeriano che parlava poco l’italiano, per cui se arriva in una classe italiano L2 spero che noi taliani aiuteremo a decifrare ciò che ancora in pochi abbiamo capito, cioè che chi viaggia nel mondo, cioè chiunque abbia modo mettersi nel mondo a viaggiare, nasconde un segreto per tutta l’umanità. UN SEGRETO CCCCCCCCCCCCCJF…A VOI SCOPRIRLO DIFFODERLO MA PRIMA DIFENDERLO INSIEME  PENSATE A san Ticon, qualcosa verrà fuori di siciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiooooooooooooo

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 21, 2017 da in Uncategorized.
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